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“Nessuno di noi si deve sentire mai arrivato": RTO con Franco Falvo In evidenza

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Pubblicato in 2014/2015
Lunedì, 09 Febbraio 2015 17:07

Ancora un appuntamento importante per la Sezione AIA di Padova! La nostra sezione ha avuto il piacere di ospitare il vicecommissario della Commissione Arbitri Nazionale per il Calcio a 5, Francesco Falvo.
La Riunione Tecnica Obbligatoria, tenutasi eccezionalmente venerdì 23 gennaio nella ormai abituale location della Fornace Carotta (definita "splendida cornice" dall'illustre ospite) ha visto la presenza massiccia degli associati, accorsi per poter usufruire della grande esperienza che l'ospite ha messo a nostra disposizione.
Il collega Falvo, della sezione di Catanzaro, ha iniziato il suo interessante intervento ringraziando innanzitutto il Presidente sezionale Alessandro Scarpelli "che fortissimamente ha voluto questa riunione”, poi il Presidente nazionale Nicchi ed il Commissario della CAN 5 Cumbo per aver voluto autorizzare la sua visita. L'ospite ha immediatamente invitato l'assemblea a un commovente minuto di raccoglimento per ricordare la recente scomparsa di Umberto Busicchia, osservatore nazionale di calcio a 5, della sezione di San Donà di Piave.
Dopo il minuto di silenzio, Falvo ha portato il saluto di Cumbo e di tutta la commissione, ringraziando ancora il consiglio sezionale, tutti gli arbitri in assemblea, e si è soffermato sugli associati in prima fila "Andra Giada (componente C.R.A. Veneto per il calcio a 5, n.d.r.) a cui mi lega un grande percorso di vita, che ha messo la sua esperienza a servizio dell'A.I.A.; il Presidente della sezione di Rovigo; gli arbitri e osservatori delle altre sezioni venete in forza alla CAN5; e il parterre de Roi che ho qui davanti a me, a partire da Biagio Marasciulo e Sanavia (entrambi osservatori in forza alla CAN5, n.d.r.), e tutti gli arbitri della CAN5 di Padova, Tassinato, Beggio, Lunardi, Scarpelli, e Romanello."
Il vicecommissario CAN5 ha quindi proposto un video per mostrare cos'è il calcio a 5: la sintesi di una gara tra Brasile ed Argentina, tenutasi a Brasilia in uno stadio da calcio, davanti a quasi 50mila spettatori (http://www.gazzetta.it/Calcio/Campionati-Esteri/07-09-2014/calcio-5-brasile-argentina-brasilia-record-falcao-90380165196.shtml).
L'ospite è quindi passato al nocciolo del suo interessante intervento dal tema 'La comunicazione verbale e non verbale dell'arbitro', definito come un "gioco di psicologia tra le parti, in cui dobbiamo capire e far capire nell'immediatezza chi siamo e chi abbiamo davanti, per instaurare e mantenere un grande dialogo, perché gli arbitri devono essere persone che si confrontano, di questo abbiamo bisogno, non di asociali”.
“Fare il Presidente di Sezione, come il vostro Alessandro Scarpelli, è in primis una funzione sociale: noi prendiamo ragazzi in fase adolescenziale e li facciamo crescere come uomini prima ancora dell'aspetto tecnico. Qui come al Sud siamo un avamposto di legalità: la maglia da arbitro la vestiamo sempre, metaforicamente, anche fuori dal campo. Anche nei curricula e nei colloqui di lavoro fa la differenza essere arbitri. E' un prestigio fare parte di questa associazione: noi non rappresentiamo solo noi stessi, ma la nostra sezione, tutta la nostra associazione. Un dirigente AIA è spendibile in tutti i contesti, noi siamo da collante in questa società malata. Bisogna tornare a essere umili, e quindi dare un contributo alle sezioni, nessuno di noi si deve sentire mai arrivato: la forza dell'associazione è quella di portare la nostra esperienza a servizio degli altri.
“Motivare e gestire un gruppo di arbitri è come motivare e gestire il team arbitrale per una gara: motivare è fondamentale. Ci sono dei momenti in cui possiamo avere dei problemi durante una partita, la forza del team è in ognuno dei suoi componenti che stimolano il superamento dei problemi, passando oltre l'evento giudicato in modo errato, che va resettato per partire più forti di prima: questo è fare squadra, supportandosi a vicenda non sfuggendo le proprie responsabilità. Un uomo non è mai sconfitto, fino a che non crederà di esserlo. E anche in questo sta lo spirito di squadra associativo: perseguire obiettivi comuni, senza tornaconti personali ma solo per una questione di etica, solo per il sacro furore di arbitrare, solo per aumentare la propria autostima che è il sale e il pepe della prestazione arbitrale!
Bisogna anche cercare di capire chi ascolta, è sempre un gioco tra le parti, non solo con i giocatori, ma anche con l'osservatore dopo la gara: l'O.A. deve essere umile, non pensare di avere la verità in tasca, anche in una gara negativa deve partire dagli aspetti positivi. Mi fanno arrabbiare gli osservatori che vogliono clonare sé stessi negli arbitri che vanno a visionare! Con grande umiltà, invece, bisogna rimettersi in gioco, altrimenti si fanno solo danni. Anche chi è arrivato in alto, come i vostri colleghi Colella e Chiffi, deve mantenere il contatto con la base. E il Presidente di Sezione merita rispetto e va accompagnato sempre, non solo quando le cose per noi non vanno bene, nel rispetto di ruolo e di funzione, con comunicazioni tempestive.
“Frequentare le sezioni non deve essere un obbligo: non perché viene un personaggio importante la sala deve essere piena, ma per il piacere di essere associazione, per crescere, perché si cresce più per confronto che per didattica; e anche chi è arrivato in alto ha bisogno della sezione perché i giovani colleghi sezionali e regionali stimolano il miglioramento. Dobbiamo guardare direttamente l'interlocutore, sia esso un giocatore o l'osservatore a fine gara, abbiamo bisogno di gente che guarda negli occhi, abbiamo bisogno di uomini! Il binomio uomo-arbitro è imprescindibile: bisogna essere umili e semplici, senza costruzioni. L'umiltà è la virtù dei forti.
“Anche col tono della voce comunichiamo, senza fare teatro, ma en passant in campo facciamo i richiami, parliamo ai giocatori, modulando la voce, facendo un gesto, senza mai toccare i giocatori imponiamo le nostre decisioni con la nostra personalità e la nostra postura.
La comunione di intenti del team arbitrale è fondamentale e inizia nel momento in cui riceviamo la designazione, dobbiamo dosarne l'intensità, deve essere un crescendo per arrivare carichi alla gara, preparandola tutti insieme dal punto di vista mentale. L'amalgama del team arbitrale dipende da una leadership carismatica che suscita una spontanea collaborazione da parte dei colleghi, ma senza prime donne, abbiamo bisogno in questa associazione anche di tanti 'mediani' portatori d'acqua. “Non va sottovalutata l'importanza della situazione familiare dell'arbitro: una prestazione sarà ottimale se anche la situazione familiare è tranquilla, perché è ovvio che siamo tutti influenzati dal contesto esterno alla gara. Però non dobbiamo farci tarpare le ali da nessuno, e parlo ai ragazzi magari più giovani: le fidanzate non devono mettere paletti. Ci deve pervadere il sacro furore ardente di arbitrare, senza permettere a nessuno di tarparci le ali.
“L'onestà intellettuale la sincerità crea empatia, anche quando dobbiamo comunicare qualcosa di negativo, e qui parlo agli osservatori: gli O.A. devono essere grandi comunicatori e grandi educatori di sani principi di lealtà e sincerità; ma anche sapere ascoltare è fondamentale: i giovani arbitri vogliono essere ascoltati, dobbiamo mostrare rispetto per l'interlocutore. Senza demotivare o deludere dobbiamo capire cosa può dare la persona che abbiamo davanti, in questo risiede la grandezza di un dirigente.”
Il vicecommissario CAN5 ha quindi concluso il suo intervento, sottolineato da un lungo applauso, con una citazione di Pierluigi Collina: "Saggio è chi pensa, l'arbitro non può essere saggio perché deve essere impulsivo e deve decidere in pochi decimi di secondo."
La riunione si è infine conclusa con la consegna di un ricordo da parte del presidente Scarpelli al prestigioso invitato, e con un saluto a tutti i convenuti.
Per sottolineare lo spirito associativo più volte richiamato dall'ospite nel suo intervento, numerosi associati hanno partecipato alla cena conviviale con il Vice Commissario tenutasi dopo la riunione in un noto ristorante della città del Santo.

 

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